Storia dell'ambulanza
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Non conosco l’esatta etimologia della parola “Ambulanza”, anche se probabilmente deriva dal latino ambulare, ma certamente un significato di tale termine è “corpo sanitario mobile destinato a recare assistenza medica…” quindi, in buona sostanza, soccorrere un malato o ferito sul luogo dell’evento.

L’interno delle ambulanze militari era organizzato per trasportare un elevato numero di feriti

Questa necessità nasce sicuramente dagli eventi bellici, dove il numero di feriti è elevato e quindi il loro recupero diventa di fondamentale e strategica importanza.

I feriti sono però sul campo di battaglia e, quindi, bisogna recuperarli per trasferirli nelle strutture attrezzate.

Mitica è stata la serie televisiva M.A.S.H. che narrava le avventure in un ospedale da campo durante la guerra di Corea, dove venivano avviati i militari feriti nelle azioni belliche. Peccato che nel serial televisivo non sia stato dato spazio alle scene relative al recupero e trasporto dei feriti, ma sicuramente nella realtà queste azioni erano importanti quanto le successive prestazioni mediche.

 

 

Ma questa necessità, vista la natura guerriera ed aggressiva dell’uomo, risale a molto tempo fa, e lo sviluppo dei carri ambulanza andò di pari passo con lo sviluppo delle armi belliche.

 

Lettiga con trazione animale

Si presume che la prima lettiga a ruote risalga al 1864, dove i Prussiani, in guerra contro la Danimarca, utilizzarono le lettighe a ruote, ovvero mezzi leggeri in grado di essere gestiti anche da un solo soccorritore.

 

 

Con lo sviluppo dell’automobile e dell’autocarro con motore a scoppio, vi fu una prima rivoluzione nei mezzi per il trasporto di feriti infatti, le ambulanze derivate da quest’ultimi, permettevano di avere un veicolo che potesse accogliere in modo più comodo ed igienico, rispetto ad esempio alla trazione animale, il ferito.

 

Pubblicità di un’ambulanza FIAT

 

 

Il furgone “ROMEO” in versione ambulanza

Il dopoguerra fu senza ombra di dubbio il periodo di maggior sviluppo dei nostri mezzi, anche perché iniziarono a nascere ambulanze non derivate da mezzi militari ma appositamente studiate per il trasporto di civili.

Le migliorie riguardarono sia la meccanica che lo spazio della cellula sanitaria. Un esempio è il furgone Romeo del 1955 che, con la sua trazione anteriore, permetteva di godere di uno spazio posteriore non indifferente e, per l’epoca, inimmaginabile.

 

 

Ma tutte le migliorie apportate ai mezzi non andavano di pari passo con l’evoluzione del modo di prestare soccorso, infatti il principio fondamentale del soccorritore di quei tempi era sempre: “carica e corri al più vicino ospedale”. E’ solo dopo il 1960 che in America comincia a prendere corpo l’idea che non si deve trasportare il ferito in ospedale, ma l’ospedale presso il ferito e, pertanto, partendo da quegli anni si migliorano sempre più i mezzi di soccorso, dotandoli di tutte le attrezzature e strumentazioni necessarie alla stabilizzazione del paziente e, soprattutto, viene sviluppato il concetto di formazione del soccorritore. In Italia, rispetto ad altri paesi, il sistema si basa prevalentemente sul principio del volontariato e quindi è risultato sicuramente più difficile riuscire a dare una corretta ed approfondita formazione. Nei primi anni novanta una legge dello stato ha stabilito la nascita delle centrali operative provinciali, con il compito di coordinare tutti gli interventi d’emergenza sul territorio, e venne creato all’uopo il numero d’emergenza sanitaria, valido su tutto il territorio nazionale, 118.

E’ evidente che con la guida del personale medico ed infermieristico della centrale operativa, in abbinamento alla legge della regione Lombardia che obbliga la certificazione del soccorritore “laico” ed alle moderne strumentazioni di cui sono dotate le ambulanze, il soccorso d’emergenza, anche se svolto da personale non medico o infermieristico, è divenuto un’attività dove non c’è più spazio per la superficialità, pressappochismo o incompetenza.

 

 

Noi del SARC lavoriamo quotidianamente per migliorarci e per migliorare il servizio, ci siamo dotati di un secondo defibrillatore, di uno strumento multiparametrico, di due spinali pediatriche e di tante altre attrezzature, non meno importanti, che formano la dotazione standard delle nostre due ambulanze d’emergenza.

Tanto altro vorremmo fare, in particolare per quanto riguarda i servizi programmati, ed è per questo motivo che speriamo sempre nell’arruolamento di nuove leve, dai 18 ai 70 anni perché ricordati, devi aiutarci per permetterci di aiutare.

Arturo Bonetta